Passaggio generazionale e immobili di lusso: come preparare una strategia patrimoniale senza improvvisazioni

Il 1° gennaio 2026 è entrato pienamente in vigore il D.Lgs. 139/2024, che ha riformato in modo sostanziale la disciplina dell’imposta sulle successioni e donazioni. Per le famiglie italiane con un patrimonio immobiliare significativo – e in particolare per chi possiede immobili di lusso a Milano, Roma, sui laghi o sulle coste – si tratta di uno spartiacque che rende la pianificazione del passaggio generazionale non più rinviabile.
Non è una questione fiscale soltanto. Il passaggio generazionale, soprattutto quando riguarda immobili di pregio, è un tema che intreccia governance familiare, equilibri tra eredi, gestione operativa degli asset, talvolta anche dinamiche emotive che possono pesare quanto le valutazioni patrimoniali. Affrontarlo senza un metodo significa esporre il patrimonio – e la famiglia – a rischi concreti.
In questo articolo proviamo a fornire una mappa essenziale per chi sta cominciando a riflettere sull’argomento. Non è una guida fiscale, e non sostituisce il lavoro di un consulente specializzato. È uno strumento di orientamento, dal punto di vista di chi si occupa quotidianamente di immobili di alto profilo per famiglie patrimonializzate.
Il quadro fiscale italiano: un vantaggio competitivo da non sprecare
Vale la pena partire da un dato che spesso sfugge: l’Italia, sul fronte delle imposte di successione, è un Paese fiscalmente vantaggioso rispetto a buona parte dell’Europa. Le aliquote sono comprese tra il 4% e l’8% e la franchigia per i parenti in linea retta (figli, coniuge) arriva a un milione di euro per ciascun erede. A queste si aggiungono le imposte ipotecaria e catastale per gli immobili (rispettivamente 2% e 1%, ridotte a una somma forfettaria di 200 euro nel caso della prima casa).
Confrontando con Francia (dove le aliquote in linea retta possono superare il 45%) o Regno Unito (40% sopra una franchigia molto più bassa), si capisce perché molti consulenti internazionali considerino l’Italia uno dei territori fiscalmente più favorevoli al trasferimento di patrimonio tra generazioni. Tuttavia, questo vantaggio competitivo si traduce in efficienza reale solo se viene strutturato per tempo. Le novità del 2026 hanno introdotto due cambiamenti rilevanti:
- L’autoliquidazione dell’imposta da parte del contribuente (non più liquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate), che richiede maggiore precisione e responsabilità nella dichiarazione.
- L’abolizione del coacervo successorio: le donazioni effettuate in vita non si sommano più all’asse ereditario ai fini della franchigia, aprendo spazi importanti per la pianificazione anticipata.
Quest’ultimo punto, in particolare, cambia la grammatica della pianificazione patrimoniale. Donare oggi non “consuma” più la franchigia successoria di domani: chi pianifica con anticipo ha quindi a disposizione strumenti più flessibili rispetto al passato.
Gli strumenti principali per il passaggio generazionale di immobili di pregio
Esistono diversi strumenti giuridici utilizzabili, ciascuno con caratteristiche specifiche e ambiti di applicazione propri. Una sintesi ragionata è il primo passo per capire cosa abbia senso approfondire con i propri consulenti.
La donazione, eventualmente con riserva di usufrutto, è lo strumento più semplice e diffuso per trasferire un immobile da un genitore a un figlio mantenendo il diritto di abitarvi o di percepirne i frutti fino alla morte. Permette di valorizzare la franchigia del milione di euro per ciascun discendente e, dopo la riforma, non incide sulla franchigia successoria futura. È particolarmente efficace per immobili destinati a uso familiare, ma richiede attenzione alle norme sui legittimari, alla cosiddetta “azione di riduzione” e alla tutela dei creditori del donatario.
Il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti del Codice civile) è lo strumento privilegiato per chi possiede partecipazioni societarie, ma può integrarsi con strategie immobiliari quando l’immobile è strumentale all’attività d’impresa o detenuto attraverso una società di famiglia. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 4376/2026 ha ampliato la portata applicativa dell’istituto, riconoscendone la validità anche quando si configuri all’interno di riorganizzazioni societarie più ampie.
Il trust consente di segregare un patrimonio – immobiliare, finanziario o misto – affidandolo a un trustee che lo gestisce secondo le indicazioni del disponente a beneficio di terzi (tipicamente i discendenti). È uno strumento particolarmente apprezzato per famiglie con asset in più Paesi, per situazioni complesse (eredi minori, eredi con fragilità, separazioni), per la protezione di un patrimonio nei confronti di rischi futuri (creditori, contenziosi, dissesti aziendali).
I vincoli di destinazione ex art. 2645-ter del Codice civile permettono di destinare uno o più immobili a uno scopo specifico (per esempio, mantenere un immobile nella disponibilità di tutti i discendenti senza possibilità di vendita per un periodo determinato), opponibile ai terzi tramite trascrizione.
La holding familiare, infine, è la cornice societaria che molte famiglie patrimonializzate utilizzano per detenere insieme partecipazioni operative e patrimonio immobiliare. Non è uno strumento successorio in senso stretto, ma è la “scatola” entro cui gli altri strumenti operano in modo coordinato.
I cinque errori più frequenti
Dall’osservatorio di chi lavora ogni giorno con clientela patrimonializzata, alcuni errori si ripetono con frequenza preoccupante.
Il primo è rinviare. Il momento ottimale per pianificare il passaggio è quando il fondatore è in piena operatività, non quando la salute o l’età cominciano a imporre urgenze. Pianificare in tempo significa avere la lucidità di scegliere, e la possibilità di costruire un percorso graduale.
Il secondo è concentrare tutto su un solo erede senza una strategia di compensazione. Quando un patrimonio è composto in larga parte da immobili indivisibili – una villa in Liguria, un palazzo storico, un appartamento di rappresentanza – assegnarlo a un solo figlio senza prevedere conguagli equilibrati per gli altri legittimari espone a contenziosi futuri.
Il terzo è trascurare la liquidità. Gli immobili di lusso generano valore patrimoniale ma non sempre cassa. In assenza di liquidità, gli eredi possono trovarsi costretti a vendere asset di pregio in tempi e modalità sub-ottimali pur di onorare imposte, conguagli o spese di gestione. Una buona pianificazione include sempre una “riserva di liquidità” dedicata.
Il quarto è ignorare la dimensione internazionale. Una famiglia con immobili in Italia e all’estero, o con eredi residenti in altri Paesi, deve coordinare ordinamenti diversi. Dal 2026, il fisco italiano tassa anche i beni esteri secondo le nuove aliquote, con possibilità di doppia imposizione se non si pianifica con attenzione.
Il quinto, forse il più sottovalutato, è affidarsi a un solo consulente. La pianificazione patrimoniale richiede il coordinamento tra notaio, commercialista, avvocato civilista e consulente immobiliare. Ciascuno porta una prospettiva diversa: la regia complessiva è ciò che fa la differenza tra una struttura solida e una vulnerabile.
Il ruolo della valutazione immobiliare nella pianificazione
Un punto spesso sottovalutato: ogni strategia di passaggio generazionale parte da una valutazione immobiliare professionale. Non un’opinione orientativa, ma una stima rigorosa che considera la vendibilità reale, lo stato manutentivo, la classe energetica, la posizione, le prospettive di mercato del quartiere o della località. Le perizie servono sia ai fini fiscali (per quantificare correttamente l’imposta) sia ai fini civilistici (per gestire equamente le quote tra eredi). Un immobile valutato male – per eccesso o per difetto – può generare contenziosi futuri o esposizioni fiscali inattese.
Un altro tema è la strategia di portafoglio. Una famiglia che possiede dieci immobili dovrebbe interrogarsi non solo su come trasferirli, ma anche se la composizione attuale del portafoglio è coerente con gli obiettivi della prossima generazione. Talvolta la fase del passaggio è l’occasione per razionalizzare: cedere immobili meno performanti, riposizionare il portafoglio su asset più liquidi, concentrare il patrimonio su immobili che gli eredi useranno e ameranno realmente.
Costruire la regia: un metodo, non un’improvvisazione
Il passaggio generazionale non è un evento ma un processo, ed è il caso in cui la qualità della regia conta più della genialità del singolo strumento. Un percorso ben strutturato comprende, in genere, queste fasi:
- Assessment patrimoniale completo: mappatura di tutti gli asset (immobiliari, finanziari, partecipazioni, opere d’arte), delle posizioni debitorie, della struttura familiare, degli obiettivi di ciascun membro.
- Analisi degli scenari fiscali e civilistici: simulazione delle alternative possibili, con i relativi costi, vincoli e implicazioni di lungo periodo.
- Scelta degli strumenti e architettura giuridica complessiva.
- Implementazione graduale, con il coinvolgimento dei legittimari quando opportuno.
- Monitoraggio e revisione periodica, perché il quadro normativo, la composizione familiare e il patrimonio cambiano nel tempo.
Domande frequenti sul passaggio generazionale degli immobili di lusso
Perché il passaggio generazionale è così importante per gli immobili di lusso?
Cosa cambia con la riforma successioni 2026?
Conviene donare un immobile prima della successione?
Che differenza c’è tra donazione, trust e holding familiare?
Quali sono gli errori più frequenti nella pianificazione patrimoniale?
Perché la valutazione immobiliare è centrale nel passaggio generazionale?
Come si gestiscono immobili di lusso situati in più Paesi?
Qual è il ruolo del consulente immobiliare nella pianificazione successoria?
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