Cosa significa casa di ringhiera (o casa ballatoio)?

31 Ottobre 2021
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Dopo aver dipanato le nebbie (tipiche degli inverni milanesi) circa il significato di stabile medio-signorile, oggi è la volta degli stabili di ringhiera, anche detti case-ballatoio.

Continua infatti la mia personale battaglia per rendere più comprensibile il linguaggio immobiliare anche ai non addetti al settore. Le mie armi? 30 anni di attività nel mercato immobiliare, un amore incondizionato per la città di Milano e un pizzico di ironia.

Le caratteristiche della casa di ringhiera

Si tratta di una tipologia di edilizia popolare tipicamente meneghina, nata nel 900, che prevede come tratto distintivo la condivisione dello stesso balcone tra le abitazioni presenti in ciascun piano dell’edificio.

Il nome “ringhiera” deriva proprio dal parapetto in ferro del lungo ballatoio comune dal quale si accede alle singole abitazioni.

Casa di Ringhiera

Hai presente i motel dei film americani? Ecco, solo che al posto di affacciare su un’enorme autostrada a quattro corsie, gli ingressi delle abitazione danno su di un silenzioso e verde cortile interno.

La storia delle case di ringhiera

Le case di ringhiera sono un’autentica pagina di storia milanese. Simbolo di un’epoca, testimonianza della socialità di un tempo e baluardo dello spirito di condivisione.

Sono nate nei primi anni del Novecento come risposta alla forte crescita industriale di Milano. In quest’epoca, il flusso di operai non specializzati provenienti dal Sud Italia ha evidenziato una carenza di alloggi popolari che ha trovato presto risposta nella realizzazione degli stabili di ringhiera.

Queste tipologie abitative nacquero infatti principalmente nelle periferie e in prossimità delle fabbriche, rispondendo a semplici esigenze abitative. Si trattava infatti di case bifamiliari di edilizia popolare dalla struttura molto spartana.

Gli appartamenti erano normalmente di 45-50 metri quadrati con due locali comunicanti. La camera da letto dava sulla strada esterna, mentre la zona giorno con la cucina affacciava sul ballatoio del cortile interno. All’interno delle abitazioni non vi era acqua corrente e il bagno era condiviso tra tutti all’interno del cortile.

Oltre all’uso promiscuo del ballatoio, che fungeva (e funge tutt’ora) da via di accesso ai singoli appartamenti, l’altro elemento centrale era il cortile interno. In questo spazio, realizzato in ciottolato e pietra, le donne si trovavano per svolgere le attività domestiche nei lavatoi comuni, mentre i bambini giocavano al riparo dai pericoli della strada.

Al di là degli elementi abitativi, il vero fulcro di questi edifici era proprio la socialità. Una sorta di convivenza forzata che permetteva sorveglianza reciproca, condivisione e spirito comunitario.

Cosa significa oggi abitare in uno stabile di ringhiera?

Queste case in linea colorate di giallo o rosso, sono diventate ben presto il modello dell’abitazione meneghina per eccellenza. Non ci è voluto molto però perché le abitazioni di ringhiera si avvicinassero a classi sociali diverse.

L’acqua corrente, l’introduzione del bagno all’interno delle case, gli elettrodomestici, l’allargamento dei singoli appartamenti, gli ascensori e le pesanti ristrutturazioni rendono difficile oggi delineare un solo tipo abitativo con il termine “stabile di ringhiera”.

Tantissimi gli interior design che si sono cimentati negli anni nel ridisegnare gli spazi interni secondo le più moderne esigenze, tanto da trasformarli in autentici gioielli di design e culto abitativo.

Anche gli spazi esterni sono stati valorizzati trasformando le zone comuni di cortili e balconi in vere e proprie “cascate di verde”. Non è raro infatti trovare dei piccoli giardini pensili che ricordano la visione antecedente del “Bosco Verticale” di Boeri”.

Ti basterà curiosare all’interno dei portoni negli androni, spesso aperti, di queste abitazioni per trovare splendidi angolini dall’atmosfera romantica un po’ retrò.

Cos’è rimasto allora delle tradizionali case di ringhiera? È rimasta l’anima di una soluzione abitativa che rispecchia una sorta di micro-cosmo nel quale sperimentare la “vita di quartiere”.

Certo, la privacy non è il punto forte di questo tipo di abitazione, se non alto perché, i vicini per entrare in casa dovranno passare davanti alla tua porta-finestra d’ingresso.

Un appunto: l’ultima casa della ringhiera ha l’enorme privilegio di essere quella più isolata, davanti alla quale non passa di fronte nessuno… a meno che non voglia bussarti per chiederti lo zucchero.

Perché l’altro aspetto fondamentale è proprio la socialità di queste soluzioni abitative. Lo spirito di aiuto reciproco, la sorveglianza, lo scambio di cortesie, il caffè da prendere rigorosamente in balcone e il gossip sono il vero tratto caratterizzante delle case di ringhiera.

L’anziana signora che controlla quello che fai è quasi un must… insomma, almeno una per stabile è obbligatoria, ma vedila come una sorta di portiere gratuito che si accontenta delle chiacchiere.

Casa di Ringhiera

Comprare o affittare una casa di ringhiera a Milano

Bando al concetto di case popolari! Nel centro di Milano queste abitazioni conservano ancora oggi un fascino indiscusso, tanto da essere gettonatissime.

Si stima che ne esistono circa 70 mila solo a Milano, ma ti assicuro che, come vengono messe in vendita o in affitto, spariscono in breve dal mercato.

Abitare in una casa di ringhiera significa, ancora oggi, abitare un pezzo della storia di Milano.

Nella zona di Brera e dei Navigli le case di ringhiera rappresentano alloggi super trendy. Delle vere e proprie perle che esprimono quell’intima sensazione di condivisione un po’ bohémienne.

Passeggiando da queste parti non ti sarà difficile udire i saluti dell’anziana signora che tiene d’occhio i movimenti del cortile, così come non potrà sfuggirti il profumo dei balconi fioriti nel periodo primaverile.

Due abitazioni di ringhiera meneghine sono particolarmente degne di nota:

  • Cà Longa, in via Pier della Francesca, 34 nel “borgh di scigolatt” (borgo degli ortolani), era la sede di smistamento postale, tanto che al piano terra si trovavano le carrozze per la distribuzione della corrispondenza.
  • Corso San Gottardo nel “borgh di formaggiatt” (borgo dei formaggiai) nelle quali si lavoravano e si facevano stagionare i formaggi.

Completamente diverso invece è il discorso per le tante abitazioni in periferia (soprattutto nella zona Nord di Milano), nelle quali gli interventi di conservazione e ristrutturazione sono stati minimali, e nelle quali si assiste a situazioni di grande degrado.

Se stai cercando uno stabile di ringhiera nel centro di Milano da acquistare o affittare, contattami, potrei avere la soluzione che fa per te (vecchia signora inclusa, ovviamente).

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